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Sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati - Università degli studi di Napoli "l'Orientale" e del dipartimento di Studi Europei e interculturali dell'Università di Roma "La Sapienza"

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Europe as a Space of Translation
Vivere e scrivere tra le lingue
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Un libro di Eva Hoffman sulla traduzione e trasmissione del dolore.

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Dopo il romanzo Lost in Translation. A Life in a New Language, Penguin New York 1994 (in ital. "Come si dice", Donzelli Roma 1995, Dopo Shtetl (Mariner Books 1997, in ital. Einaudi Torino 2001), Eva Hoffman scrive un saggio sulla traduzione e trasmissione del trauma della Shoah, dalla generazione dei protagonisti degli eventi a quella dei figli, spesso emigrati con le famiglie in nuovi contesti culturali e linguistici: After Such Knowledge (Public Affairs New York 2004). Una versione ridotta di questo articolo, in forma di scheda su After Such Knowledge è pubblicata nella rubrica 'Cercasi editore' della rivista pl.it Rassegna di Argomenti Polacchi, n. 2 (2008)

 

La forma del dolore, poesie di Martine Broda

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Andrea Breda Minello ci presenta in italiano le poesie di Martine Broda. La poetessa-traduttrice è nata a Nancy, vive e lavora a Parigi, dove è direttrice di ricerca al CNRS. Come poetessa ha edito fra le altre cose: Double, La Répétition, 1978 (con Gisèle Celan-Lestrange), Tout ange est terribile, Clivages, 1983, Grand jour, Belin, 1994. L’intera sua opera è ora riunita in Poèmes d’été, 2000 e Eblouissements, 2003, entrambi per i tipi di Flammarion.
Fondamentale la sua attività di traduttrice dal tedesco di autori come Celan e Sachs. 

"l’ultimo albero è blu
solo e ritto
sfavilla non v’è nulla dietro
quando la pace della sera
parla di cremazioni
l’ultimo albero è blu
senza madre
né cielo"

[FR]

Martine Broda ou la forme et la figure de la douleur c’est-à-dire la poésie tout court. Comme ça on peut définir l’oeuvre extraordinaire de soustraction du mot chez Broda à la recherche perpétuelle de la verité de la vie et de l’amour dans la mort.

Da "rivistatradurre.it" - Numero 7 (autunno 2014) | Strumenti | La recensione / 3 – Lucciole, lampi e parole di luce di Paola Barberis - Il nuovo dizionario di tedesco di Zanichelli

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Il Nuovo dizionario di tedesco. Dizionario tedesco-italiano italiano-tedesco, a cura di Luisa Giacoma e Susanne Kolb, III edizione, Bologna, Zanichelli, 2014, pp. 2624, €65,50

Se è vero – come pare abbia detto Mark Twain – che la differenza fra la parola giusta e quella quasi giusta è la stessa che intercorre fra una lucciola e un lampo, sin dalla sua prima edizione il Nuovo dizionario di tedesco Giacoma-Kolb offriva ai suoi consultatori parecchi indizi per farsi illuminare nel modo migliore. Quelle parole in maiuscoletto racchiuse fra parentesi graffe, per esempio, (a volte erano in corsivo, a volte in tondo, e potevano essere precedute dal segno +) erano una grossa novità, e non c’era bisogno di saperle definire collocatori, né di essere informati sulle tendenze lessicografiche che ne avevano promossa l’introduzione, per imparare in fretta a riconoscerle come possibilità combinatorie del lemma consultato e a servirsene come segnali luminosi che portavano alla parola giusta, al “lampo” decisivo ... continua a leggere su rivistatradurre.it

Quattro poesie di Herman Gorter. Traduzione di Maurizio Brancaleoni

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Herman Gorter (Wormerveer 1864 - Bruxelles 1927), poeta olandese, fu uno degli esponenti più importanti del movimento dei Tachtigers (Ottantisti) che puntava a un rinnovamento in senso impressionista e naturalista della letteratura. Raggiunse il successo con il lungo poema Mei (Maggio), a cui seguì la raccolta Verzen (Versi), dove l'enfasi data al colore e alla sonorità della parola si accompagna a una sorprendente ricerca linguistica.

 

Gli alberi ondeggiano sulle colline

Gli alberi ondeggiano sulle colline
chiome silenziose nella nebbia
chiara luce soave di primavera.
La torre con il suo viso
al centro continua solenne a segnare le ore,
immagina ore, ore, ore che passano –
è da soffocare
in questi istanti,
non posso più sopportare
l'irritante risata,
soffoco
in questo folle, chiaro, solenne istante.

De boomen golven op de heuvelen

De boomen golven op de heuvelen
boomhoofden stil in de nevelen
lentelichte zacht lentelicht.
De toren met zijn gezicht
daar midden in wijst deftig nog uren,
verbeel je uren, uren uren –
't is om te stikken
in deze oogenblikken,
het kriebelend lachen
ik kan het haast niet verdragen,
ik stik
in dit krankzinnige lichte deftige oogenblik.

 

Di notte poi la vita le appare lucente e rossa

Di notte poi la vita le appare lucente e rossa,
quando petali di rosa volteggiano nel rosso lucente
nero brillante tra le mura, la camera rosso lago
e i giacimenti di sangue lago zampillano.

Come boccioli di rosa lei si sente crescere
occhi chiusi, fresco rosso sanguigno,
la sua testolina fiorita come campane rosse
di rose in un rosaio rosso intenso, così intenso.

La mattina quando si sveglia le rimane ancora
il desiderio che sia sempre e mai finita.


's Nachts dan is 't leven haar zoo hel en roode

's Nachts dan is 't leven haar zoo hel en roode,
dan waaien rozeblaan door 't roode helle
zwartfonkelend ommuurde, het plasroode
kamertje en springen plasbloedwellen.

Als rozeknoppen dik voelt ze dan zwellen
geloken oogen, bloedig frissche roode,
haar hoofdje zoo bloemerig als roode bellen
van rozen aan een rozeboom zoo rood, zoo roode.

Des morgens als ze waakt heeft ze nog over
verlangen dat het altijd was en nimmer over.

 
 
 
Keywords: Herman Gorter, Herman Gorter poesie, Ottantisti, Tachtigers, letteratura nederlandese, poesia pura
 

Anniversario Grimm 2015. Adattamento de "La luna", per bambini da 2 a 6 anni. Di Ilaria Di Pietro, Patrycja Sara Abou El-­Fetouh, Sylwia Gałdyn

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Grimm 1815-2015
Inauguriamo una serie di interventi per ricordare il il bicentenario del completamento nel 1815, a tre anni di distanza dal primo tomo, della prima edizione dei "Kinder- und Hausmärchen" dei Fratelli Grimm, noti in Italia come "Fiabe del Focolare".
Riprendiamo il testo vincitore del concorso promosso nel 2012 dalla Casa di Goethe, che premia i migliori adattamenti realizzati dagli studenti di Sapienza Università di Roma e studenti Erasmus.

Per una scuola davvero buona che cambi il Paese. Appello promosso dal Liceo Tasso di Roma con trenta associazioni

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Trenta associazioni promuovono un appello al Parlamento italiano per chiedere di cambiare il disegno di legge sulla scuola presentato dal governo. Pubblichiamo di seguito il testo integrale

LA SCUOLA CHE CAMBIA IL PAESE
APPELLO AL PARLAMENTO

Ci rivolgiamo al Parlamento per chiedere di cambiare il disegno di legge sulla scuola presentato dal Governo. Rappresentiamo studenti, insegnanti, genitori, forze sociali e sindacali, associazioni interessate a una scuola buona. I vari governi che si sono succeduti dal 2011 a oggi, tuttavia, nonostante le proposte di confronto avanzate, non ci hanno mai dedicato uno spazio di ascolto. L'investimento di tre miliardi nella scuola pubblica può essere una positiva inversione di tendenza, se finalizzato a innalzare i livelli di istruzione e di competenza di tutto il Paese e a contrastare le gravi diseguaglianze socio-culturali e territoriali che condizionano gli esiti scolastici.

Siamo convinti che senza la partecipazione attiva dei soggetti che rappresentiamo, nessuna riforma possa raggiungere questi obiettivi decisivi per lo sviluppo del Paese. La consultazione sui temi della “Buona Scuola”, come dimostrato dagli stessi dati esposti dal MIUR, non ha purtroppo coinvolto il Paese nell’auspicato dibattito capillare.

Pertanto, consideriamo indispensabile aprire un ampio confronto nel Paese per delineare una visione generale, il più possibile condivisa, sul nuovo ruolo della scuola nella società della conoscenza.  A questo proposito riteniamo decisivo partire dal diritto di ogni persona all'apprendimento permanente come base per un progetto complessivo di cambiamento del sistema educativo italiano. Pur rappresentando organizzazioni con punti di vista anche molto diversi, abbiamo individuato in cinque punti le proposte per cambiare il disegno di legge presentato dal governo:

Diseguaglianze. I risultati delle indagini internazionali dicono che la nostra scuola è penalizzata dall'essere tra le più diseguali d'Europa, con il rendimento degli studenti legato non tanto al merito individuale quanto al contesto territoriale e alle scelte dell'indirizzo e dello specifico istituto. Il fatto che ci siano, di norma, basse differenze di rendimento all'interno della stessa scuola e alte differenze fra scuole diverse significa che il contesto socio-economico delle scuole stesse incide al momento più di quello delle famiglie sui risultati dei discenti. 

Potenziare l'autonomia scolastica significa allora ridurre le diseguaglianze che frenano il diritto al successo formativo di ogni studente e la crescita di qualità dell'intero sistema. L'organico dell'autonomia non deve essere destinato prioritariamente alla copertura delle supplenze, ma al rafforzamento delle strategie per combattere la dispersione scolastica e a promuovere il successo scolastico di tutti. Si deve sviluppare quel progetto di scuola che non è la somma di mille progetti, ma corrisponde alla costruzione di curricoli che sappiano misurarsi con i nuovi modi di apprendere e di vivere dei giovani, facendo della scuola un laboratorio permanente di innovazione educativa, partecipazione ed educazione civica. Per fare questo ci vogliono sperimentazione e costante ricerca, così che la scuola possa assumere anche un ruolo centrale nel sistema nazionale di formazione degli insegnanti. 

E’ altresì fondamentale garantire l’accesso al diritto allo studio, nel rispetto della Costituzione e come primo essenziale strumento di uguaglianza sostanziale, adottando una legge quadro nazionale che imponga dei livelli essenziali di prestazione e che sia soprattutto finanziata: qualsiasi intervento legislativo in materia di diritto allo studio che non preveda un grande investimento dello Stato sarebbe semplicemente inutile. È poi necessario, in secondo luogo, potenziare gli strumenti di welfare studentesco attraverso un sistema di servizi, che garantiscano una piena inclusione degli studenti e delle studentesse non solo nella dimensione scolastica ma anche in quella di cittadini.

La strategia di innalzamento dei livelli di istruzione e competenza riguarda anche la popolazione adulta, come ci ricorda l'indagine Ocse-Piaac. Un significativo investimento di una quota di organico funzionale per lo sviluppo dell'Istruzione degli Adulti rappresenta un passo decisivo per la costruzione del Sistema Integrato dell'Apprendimento Permanente (Legge 92/2012). 

Governance. Occorre rafforzare l'autonomia nel senso pieno del DPR 275 e quindi come "garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale", strumento per porre al centro l'apprendimento degli studenti e "garantire loro il successo formativo". A questi fini è nata l'autonomia scolastica, come strumento di democratizzazione della scuola: tramite il decentramento dei livelli decisionali e attivando una reale partecipazione delle componenti, la scuola deve diventare una comunità che si auto-governa, dove tutti sono soggetti attivi del processo educativo e delle scelte chiave. In questo modo la scuola potrà rispondere alle nuove esigenze della società odierna, così multiforme e diseguale.

Invece l’eccessivo accentramento dei poteri nelle mani del preside-manager, previsto nel ddl, e la conseguente completa estromissione degli studenti, dei docenti, dei genitori e del personale ATA dai processi decisionali non rispondono affatto alle necessità di corresponsabilità e partecipazione che riteniamo essere imprescindibili per conseguire le finalità originarie dell'autonomia.

Vanno quindi riviste a fondo le prerogative previste per il dirigente scolastico, che nell'articolato del ddl ne vede enfatizzati poteri e ambiti di competenza, evidenziando una parallela compressione della dimensione collegiale della scuola: riaffermiamo il valore degli organi collegiali come cuore di una comunità educante che svolge anche la funzione di palestra di democrazia per gli studenti. 

La scuola ha fondato le sue conquiste più importanti su un clima di cooperazione reso possibile proprio dalla impersonalità delle norme e dalla crescita di un sistema complesso a responsabilità diffusa. I poteri del dirigente scolastico non escono né umiliati né diminuiti dal fatto che le sue responsabilità sono chiamate a coesistere con le prerogativa affidate agli altri soggetti della scuola: il dirigente dirige, ma non dei “sottomessi”. La responsabilità è certo necessaria ma non deve essere monocratica e unilaterale, perché la partecipazione attiva delle componenti si concretizza solo se queste hanno un effettivo potere decisionale. E' necessario perciò affinare gli strumenti di gestione dei processi educativi e formativi, che costituiscono in definitiva l'essenziale ragion d'essere del sistema scolastico, affinché sia perseguibile un sostanziale esercizio delle distinte e sinergiche responsabilità nel processo di costruzione delle decisioni. Riteniamo dunque importante riformare gli organi collegiali in direzione radicalmente opposta ed incentrata su una maggiore partecipazione di studenti e famiglie, così da rendere la gestione della scuola sempre più collettiva, responsabilizzando tutte le componenti del tessuto scolastico nell'elaborazione dell'offerta formativa, nella scrittura di progetti, nell’individuazione di punti deboli e strategie collettive di miglioramento.

Sono improrogabili interventi per valorizzare il lavoro nella scuola nel rispetto della funzione contrattuale, indispensabile per raggiungere soluzioni efficaci e condivise.

Risorse economiche.  La scuola italiana necessita urgentemente di un aumento dei finanziamenti pubblici, almeno fino a riallineare il nostro paese con la media europea. Sono inammissibili le dichiarazioni per cui lo Stato non può coprire le spese per l'istruzione. È tuttavia possibile prevedere forme di finanziamento aggiuntivo, che in ogni caso non possono andare a finanziare singole istituzioni scolastiche: le diseguaglianze tra regioni e tra scuole della stessa regione sono altrimenti destinate ad aumentare, nonostante gli interventi perequativi che si possano prevedere. Riteniamo indispensabile quindi che forme di finanziamento privato totalmente libere e dirette, come la cessione del 5 per mille, siano finalizzate a potenziare il sistema educativo pubblico migliorandone i livelli di qualità ed equità. 

Il F.I.S. e il M.O.F., i canali con cui viene ordinariamente finanziata l’attività autonoma delle singole scuole, devono essere rinforzati e stabilizzati, così come peraltro annunciato nelle linee guida iniziali della “Buona Scuola”. La ripresa di una politica di investimenti nel sistema educativo pubblico deve inoltre essere accompagnata a un piano pluriennale che permetta all'Italia di raggiungere almeno la media europea. 

Rapporto scuola e lavoro. Lo sviluppo del rapporto-scuola lavoro deve essere orientato ad arricchire il percorso educativo e potenziare le opportunità occupazionali di tutti i giovani, assicurando a ognuno effettive capacità di apprendimento lungo tutto il corso della vita. Deve essere superato il pregiudizio, ancora molto radicato, dei percorsi per il lavoro destinati a chi è ritenuto poco adatto per gli studi. Tutti i percorsi scolastici devono essere aperti alla cultu-ra del lavoro anche attraverso concrete esperienze di alternanza scuola-lavoro.

I periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro devono essere articolati secondo cri-teri di gradualità e progressività rispettosi dello sviluppo personale, culturale e professionale degli studenti in relazione alla loro età. Per questo ha grande rilievo la qualità della funzione tu-toriale svolta dal docente tutor scolastico e dal tutor formativo. I diritti delle studentesse e de-gli studenti in alternanza scuola lavoro devono essere garantiti per mezzo di uno Statuto che impedisca la creazione di sacche di lavoro gratuito mascherate da opportunità formative. 

La didattica laboratoriale deve essere sostenuta e diffusa in tutti i percorsi formativi. A ogni giovane, a conclusione del percorso formativo, deve essere assicurata la certificazione di tutte le competenze acquisite e la possibilità di accedere all'università. Un'idea molto diversa si rintraccia nel DDL laddove si prevede la possibilità di svolgere l'alternanza nelle pause estive, affidando alle sole imprese la gestione del percorso formativo; così facendo si afferma un'idea che dequalifica l'idea di apprendistato prevedendo una remunerazione nulla o irrisoria per le ore di formazione. L'utilizzo del contratto di apprendistato per l'acquisizione di titoli di studio deve essere esclusivamente finalizzato all'apprendimento e comunque successivo al consegui-mento dell’obbligo di istruzione. La possibilità di acquisire un diploma di istruzione in apprendi-stato deve essere reintrodotta per dare continuità e sviluppo al programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda e come opportunità per i giovani NEET privi di diploma.

Deleghe al Governo. Riteniamo che le numerose deleghe al Governo previste nel ddl siano un errore perché vi sono previsti temi troppo importanti, cruciali per il miglioramento della scuola italiana, che non possono essere affrontati senza un serio dibattito parlamentare. Crediamo inoltre che i criteri direttivi previsti siano insufficienti e spesso troppo vaghi, per determinare in quale direzione debbano andare queste importanti riforme; allo stesso tempo è inaccettabile la specifica previsione di non finanziare queste deleghe, perché temi come il diritto allo studio necessitano prioritariamente di un finanziamento da parte dello Stato. L'idea che il Parlamento abdichi alla sua funzione legislativa in favore del Governo, delegando senza i necessari criteri direttivi e senza finanziamenti su materie che sono determinanti per una qualsiasi riforma scolastica, è per noi ingiusta e inammissibile.

Davvero oggi occorre cambiare la scuola, per cambiare l’Italia. Dunque riteniamo che, su un tema tanto cruciale per il futuro del nostro Paese, la discussione parlamentare non possa essere sottoposta a scadenze perentorie, ma anzi debba essere aperta all'ascolto e al confronto con il mondo della scuola e la società civile. Studenti, docenti, famiglie e personale hanno diritto a una “buona scuola”, già dal prossimo anno scolastico. Auspichiamo dunque che il Parlamento possa inserire nel proprio dibattito le questioni che abbiamo voluto segnalare come qualificanti, per la costruzione di una scuola che risponda ai dettati costituzionali e alle sfide del moderno contesto nazionale e comunitario. 

Per consentire di portare a sistema interventi ambiziosi come quelli che noi, tutti insieme, portiamo all’attenzione, riteniamo necessario lo stralcio del tema delle assunzioni per garantire il regolare ed efficace avvio del prossimo anno scolastico e dare una risposta ai tantissimi docenti precari che da anni tengono in piedi la nostra scuola.
Tempi adeguati all'ascolto e al confronto non sono un modo per rallentare o, peggio, per rinviare i primi interventi di rilancio della scuola pubblica. Sono, invece, la condizione per correggere gli errori contenuti nel testo di ingresso e creare il necessario clima di condivisone per avviare nel minor tempo possibile i primi interventi di cambiamento.

Aderiscono:

Agenquadri
AIMC
ARCI
AUSER
CGD
CGIL
CIDI
CISL 
CISL Scuola
Edaforum
FNISM
FLC CGIL
Forum del Terzo Settore
IRASE
IRSEF-IRFED
Legambiente
Legambiente Scuola e Formazione
Libera
Link - Coordinamento Universitario
MCE
Movimento Studenti di Azione Cattolica
Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica
Proteo Fare Sapere
Rete della Conoscenza
Rete degli Studenti Medi
Rete29Aprile
UCIIM
UDU
Unione degli Studenti
UIL 
UIL Scuola

Herberto Helder se ne è andato, 23 novembre 1930 - 24 marzo 2015

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Una poesia di Herberto Helder nella traduzione di Domenico Ingenito
 
 
Urlano le barche sopra le acque, 
respiro nelle chiglie.
Attraverso l’amore, respirando,
come se il pensiero si spezzasse
con le brutali stelle.
Avvicino il volto alle barche dolci.
Barche tutte d’un pezzo, che gemono.
Mi avvicino alla durezza totale,
alla sofferenza, all’idea totale delle barche. 
Avvicino il volto per passare attraverso l’amore.
Faccio tutto come chi desidera cantare,
riposto in parole.
Respirando lo scafo delle parole,
la loro rotta che beccheggia. 
Con il volto rivolto all’aria, nelle gocce, nelle stelle.
Riposto nel doloroso cigolio dei remi,
ai timoni delle parole.

E’ il fiume che chiamano Tago
dentro l’amore.
Vedo scorrere i ponti,
ascolto i segni delle tenebre.
Le corde tese dei pesci che sviolinano l’acqua.
E’ nelle barche che il mondo si attraversa,
sbattono le barche, urlando.

La mia vita attraversa la cecità,
arriva da qualche parte.
Alta barca, notte insensata, 
amore nel mezzo.
Io respiro nelle chiglie. E’ forte
l’odore del Tago.

Come se le barche trapassassero campi,
il ruminare dei fiori ciechi. 
Se il Tago fosse ortiche,
mucche addormentate,
pozze folli.
Come se il Tago fosse l’aria.
Come se il Tago fosse il cuore della terra.
Il cuore dell’esistenza di un uomo.
Tago caldo, Tago freddissimo,
come il volto accostato all’acqua gialla dei fiori,
ai sassi del mattino.
Respirando, attraversando l’amore.
Con il volto nella sofferenza.
Con volontà di cantare nell’ordine della notte.

Se la mano, il piede 
l’attenzione, mi cadono in acqua.
Penso che umido è il mondo. Non so
cosa vuol dire.
Attraversare l’amore del Tago è qualcosa
come non saper nulla.
E’ puro essere, esistere elevati.
Attraversare tutto nella notte che precipita.
Precipita la parola, attraversare con lei
la struttura dell’acqua,
della carne.
Come per cantare nelle barche,
morire, rivivere nelle barche.

I ponti non sono fiume,
le case esistono sulle coste rapprese.
Io penso adesso alla solitudine d’amore.
Penso che è l’aria, le voci quasi inesistenti nell’aria,
quello che all’amore s’accompagna.
Accompagna l’amore un qualche pesce sottile,
una strana immagine universale.
L’amore accompagna l’amore.
C’è bisogno di un’esistenza dalla durezza lenta,
urlano le barche.
Totale è l’acqua sul volto che respira.

Posso parlare con le mani,
posso parlare estremamente alle parole.
E’ nelle parole che gemono le barche,
in loro il fiume prende forma. 
Parlo della mia vita bruciante.
Parole – dico – è tanto calda la notte
che attraversiamo.
Barche brucianti.
Calore totale in mezzo alla carne.
E adesso il Tago si accende
in mezzo a molte parole.
Il Tago, e l’amore della sua vita
per la mia grande
pura
vita.
Con il mio amore,
completo come un fiume.
 
Dai-me uma jovem mulher com sua harpa de sombra 
e seu arbusto de sangue. Com ela 
encantarei a noite. 
Dai-me uma folha viva de erva, uma mulher. 
Seus ombros beijarei, a pedra pequena 
do sorriso de um momento. 
Mulher quase incriada, mas com a gravidade 
de dois seios, com o peso lúbrico e triste 
da boca. Seus ombros beijarei. 

Cantar? Longamente cantar. 
Uma mulher com quem beber e morrer. 
Quando fora se abrir o instinto da noite e uma ave 
o atravessar trespassada por um grito marítimo 
e o pão for invadido pelas ondas - 
seu corpo arderá mansamente sob os meus olhos palpitantes. 
Ele - imagem vertiginosa e alta de um certo pensamento 
de alegria e de impudor. 
Seu corpo arderá para mim 
sobre um lençol mordido por flores com água. 

Em cada mulher existe uma morte silenciosa. 
E enquanto o dorso imagina, sob os dedos, 
os bordões da melodia, 
a morte sobe pelos dedos, navega o sangue, 
desfaz-se em embriaguez dentro do coração faminto. 
- Oh cabra no vento e na urze, mulher nua sob 
as mãos, mulher de ventre escarlate onde o sal põe o espírito, 
mulher de pés no branco, transportadora 
da morte e da alegria. 

Dai-me uma mulher tão nova como a resina 
e o cheiro da terra. 
Com uma flecha em meu flanco, cantarei. 
E enquanto manar de minha carne uma videira de sangue, 
cantarei seu sorriso ardendo, 
suas mamas de pura substância, 
a curva quente dos cabelos. 
Beberei sua boca, para depois cantar a morte 
e a alegria da morte. 

Dai-me um torso dobrado pela música, um ligeiro 
pescoço de planta, 
onde uma chama comece a florir o espírito. 
À tona da sua face se moverão as águas, 
dentro da sua face estará a pedra da noite. 
- Então cantarei a exaltante alegria da morte. 

Nem sempre me incendeiam o acordar das ervas e a estrela 
despenhada de sua órbita viva. 
- Porém, tu sempre me incendeias. 
Esqueço o arbusto impregnado de silêncio diurno, a noite 
imagem pungente 
com seu deus esmagado e ascendido. 
- Porém, não te esquecem meus corações de sal e de brandura. 
Entontece meu hálito com a sombra, 
tua boca penetra a minha voz como a espada 
se perde no arco. 
E quando gela a mãe em sua distância amarga, a lua 
estiola, a paisagem regressa ao ventre, o tempo 
se desfibra - invento para ti a música, a loucura 
e o mar. 

Toco o peso da tua vida: a carne que fulge, o sorriso, 
a inspiração. 
E eu sei que cercaste os pensamentos com mesa e harpa. 
Vou para ti com a beleza oculta, 
o corpo iluminado pelas luzes longas. 
Digo: eu sou a beleza, seu rosto e seu durar. Teus olhos 
transfiguram-se, tuas mãos descobrem 
a sombra da minha face. Agarro tua cabeça 
áspera e luminosa, e digo: ouves, meu amor?, eu sou 
aquilo que se espera para as coisas, para o tempo - 
eu sou a beleza. 
Inteira, tua vida o deseja. Para mim se erguem 
teus olhos de longe. Tu própria me duras em minha velada 
beleza. 

Então sento-me à tua mesa. Porque é de ti 
que me vem o fogo. 
Não há gesto ou verdade onde não dormissem 
tua noite e loucura, não há vindima ou água 
em que não estivesses pousando o silêncio criador. 
Digo: olha, é o mar e a ilha dos mitos 
originais. 
Tu dás-me a tua mesa, descerras na vastidão da terra 
a carne transcendente. E em ti 
principiam o mar e o mundo. 

Minha memória perde em sua espuma 
o sinal e a vinha. 
Plantas, bichos, águas cresceram como religião 
sobre a vida - e eu nisso demorei 
meu frágil instante. Porém 
teu silêncio de fogo e leite repõe a força 
maternal, e tudo circula entre teu sopro 
e teu amor. As coisas nascem de ti 
como as luas nascem dos campos fecundos, 
os instantes começam da tua oferenda 
como as guitarras tiram seu início da música nocturna. 


Mais inocente que as árvores, mais vasta 
que a pedra e a morte, 
a carne cresce em seu espírito cego e abstracto, 
tinge a aurora pobre, 
insiste de violência a imobilidade aquática. 
E os astros quebram-se em luz 
sobre as casas, a cidade arrebata-se, 
os bichos erguem seus olhos dementes, 
arde a madeira - para que tudo cante 
pelo teu poder fechado. 
Com minha face cheia de teu espanto e beleza, 
eu sei quanto és o íntimo pudor 
e a água inicial de outros sentidos. 

Começa o tempo onde a mulher começa, 
é sua carne que do minuto obscuro e morto 
se devolve à luz. 
Na morte referve o vinho, e a promessa tinge as pálpebras 
com uma imagem. 
Espero o tempo com a face espantada junto ao teu peito 
de sal e de silêncio, concebo para minha serenidade 
uma ideia de pedra e de brancura. 
És tu que me aceitas em teu sorriso, que ouves, 
que te alimentas de desejos puros. 
E une-se ao vento o espírito, rarefaz-se a auréola, 
a sombra canta baixo. 

Começa o tempo onde a boca se desfaz na lua, 
onde a beleza que transportas como um peso árduo 
se quebra em glória junto ao meu flanco 
martirizado e vivo. 
- Para consagração da noite erguerei um violino, 
beijarei tuas mãos fecundas, e à madrugada 
darei minha voz confundida com a tua. 
Oh teoria de instintos, dom de inocência, 
taça para beber junto à perturbada intimidade 
em que me acolhes. 

Começa o tempo na insuportável ternura 
com que te adivinho, o tempo onde 
a vária dor envolve o barro e a estrela, onde 
o encanto liga a ave ao trevo. E em sua medida 
ingénua e cara, o que pressente o coração 
engasta seu contorno de lume ao longe. 
Bom será o tempo, bom será o espírito, 
boa será nossa carne presa e morosa. 
- Começa o tempo onde se une a vida 
à nossa vida breve. 

Estás profundamente na pedra e a pedra em mim, ó urna 
salina, imagem fechada em sua força e pungência. 
E o que se perde de ti, como espírito de música estiolado 
em torno das violas, a morte que não beijo, 
a erva incendiada que se derrama na íntima noite 
- o que se perde de ti, minha voz o renova 
num estilo de prata viva. 

Quando o fruto empolga um instante a eternidade 
inteira, eu estou no fruto como sol 
e desfeita pedra, e tu és o silêncio, a cerrada 
matriz de sumo e vivo gosto. 
- E as aves morrem para nós, os luminosos cálices 
das nuvens florescem, a resina tinge 
a estrela, o aroma distancia o barro vermelho da manhã. 
E estás em mim como a flor na ideia 
e o livro no espaço triste. 

Se te aprendessem minhas mãos, forma do vento 
a cevada pura, de ti viriam cheias 
minhas mãos sem nada. Se uma vida dormisses 
em minha espuma, 
que frescura indecisa ficaria no meu sorriso? 
- No entanto és tu que te moverás na matéria 
da minha boca, e serás uma árvore 
dormindo e acordando onde existe o meu sangue. 

Beijar teus olhos será morrer pela esperança. 
Ver no aro de fogo de uma entrega 
tua carne de vinho roçada pelo espírito de Deus 
será criar-te para luz dos meus pulsos e instante 
do meu perpétuo instante. 
- Eu devo rasgar minha face para que a tua face 
se encha de um minuto sobrenatural, 
devo murmurar cada coisa do mundo 
até que sejas o incêndio da minha voz. 

As águas que um dia nasceram onde marcaste o peso 
jovem da carne aspiram longamente 
a nossa vida. As sombras que rodeiam 
o êxtase, os bichos que levam ao fim do instinto 
seu bárbaro fulgor, o rosto divino 
impresso no lodo, a casa morta, a montanha 
inspirada, o mar, os centauros 
do crepúsculo 
- aspiram longamente a nossa vida. 

Por isso é que estamos morrendo na boca 
um do outro. Por isso é que 
nos desfazemos no arco do verão, no pensamento 
da brisa, no sorriso, no peixe, 
no cubo, no linho, 
no mosto aberto 
- no amor mais terrível do que a vida. 

Beijo o degrau e o espaço. O meu desejo traz 
o perfume da tua noite. 
Murmuro os teus cabelos e o teu ventre, ó mais nua 
e branca das mulheres. Correm em mim o lacre 
e a cânfora, descubro tuas mãos, ergue-se tua boca 
ao círculo de meu ardente pensamento. 
Onde está o mar? Aves bêbedas e puras que voam 
sobre o teu sorriso imenso. 
Em cada espasmo eu morrerei contigo. 

E peço ao vento: traz do espaço a luz inocente 
das urzes, um silêncio, uma palavra; 
traz da montanha um pássaro de resina, uma lua 
vermelha. 
Oh amados cavalos com flor de giesta nos olhos novos, 
casa de madeira do planalto, 
rios imaginados, 
espadas, danças, superstições, cânticos, coisas 
maravilhosas da noite. Ó meu amor, 
em cada espasmo eu morrerei contigo. 

De meu recente coração a vida inteira sobe, 
o povo renasce, 
o tempo ganha a alma. Meu desejo devora 
a flor do vinho, envolve tuas ancas com uma espuma 
de crepúsculos e crateras. 
Ó pensada corola de linho, mulher que a fome 
encanta pela noite equilibrada, imponderável - 
em cada espasmo eu morrerei contigo. 

E à alegria diurna descerro as mãos. Perde-se 
entre a nuvem e o arbusto o cheiro acre e puro 
da tua entrega. Bichos inclinam-se 
para dentro do sono, levantam-se rosas respirando 
contra o ar. Tua voz canta 
o horto e a água - e eu caminho pelas ruas frias com 
o lento desejo do teu corpo. 
Beijarei em ti a vida enorme, e em cada espasmo 
eu morrerei contigo. 

Herberto Helder, in 'O Amor em Visita'  

Camilla M. Cederna, Esilio di voci, italiano e francese; arabo nella versione-traduzione di Mohamed Moksidi

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Camilla M. Cederna

Esilio di voci

Voci

Di una lingua lontana

Scivolano nell’aria metropolitana 

Voci furiose

Sillabe

Battiti d'ali

Farfalle rabbiose

Muoiono all’alba

Parole di vetro

E tutto è solo incomprensione

Eclissi di lingua

Desolazione

Mi perdo nell’urlo

Di questa estrema poesia 

Diffrazione del cuore

Nebbia gelo solitudine

Nostalgia

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Maurizio Brancaleoni, HET VERDRIET VAN BELGIË (1983): L'ARTISTA DA GIOVANE SECONDO HUGO CLAUS

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INTRODUZIONE
 
A Portrait of the Artist as a Young Man (Un ritratto dell'artista da giovane), il primo romanzo di Joyce, viene pubblicato nel 1916 dalla B.W. Huebsch, dopo essere apparso a puntate sulla rivista letteraria The Egoist grazie al supporto di Ezra Pound.
Del 1983 è invece la pubblicazione di Het verdriet van België (La sofferenza del Belgio) di Hugo Claus, autore belga di lingua nederlandese. Fin da subito ottiene le lodi di critica e pubblico e viene considerato il capolavoro di Claus. È anche la sua opera più conosciuta fuori dal Belgio, essendo stata tradotta, tra le altre, in cinese, giapponese e serbo-croato.
 
Prendendo le mosse da un articolo di Guido Lauwaert che traccia in maniera sommaria dei parallelismi tra i due testi, questa tesi intende ampliare e analizzare in maniera più dettagliata gli elementi comuni e mostrare punti di contatto e deviazioni nelle modalità in cui si sviluppano.

Con la consapevolezza che Het verdriet è un'opera estremamente complessa che si presta ad analisi e letture molteplici, questa indagine intende quindi concentrarsi sui rapporti che il magnum opus di Hugo Claus intrattiene con il Portrait e tracciare una piccola storia di come nel sistema-letteratura nulla si perda e tutto si riscriva.
 
 
 
 
KEYWORDS:  Dutch Literature, Flemish Literature, Irish Literature, Irish Studies, Minor Literature, Hugo Claus, James Joyce, Bildungsroman, Künstlerroman, Hiberno-English, Flemish, Vlaams, Dream and Imagination, Angels, Hottentot, Parody, Intertextuality, Battle of the Golden Spurs, Guldensporenslag, Hendrik Conscience, Guido Gezelle

 
Maurizio Brancaleoni si è laureato in Lingue, Culture, Letterature e Traduzione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della "Sapienza" nel 2015.

Le Fiabe di Hoffmann ripubblicate in una nuova e bella edizione da "L'Orma"

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Recensione di Camilla Miglio apparsa il 1 Marzo in alias Domenica:
 Le «Fiabe» dello scrittore romantico tedesco, per L'orma. All’età aurea dell’indistinzione, segue il dramma dell’alienazione «fichtiana», infine risolta, attraverso bizzarre peripezie, in una nuova forma di armonia>>> continua a leggere
 

Emilia David intervista Matei Vişniec

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Drammaturgo, poeta e romanziere, Matei Vişniec, uno dei più noti scrittori romeni contemporanei, risiede da oltre vent’anni a Parigi dove lavora dal 1990 come giornalista per Radio France Internationale. Scrittore bilingue, romeno e francese, è ampiamente riconosciuto in Francia e altrove soprattutto per la sua opera drammaturgica. A partire dal 1993, Visniec è diventato progressivamente uno degli autori più rappresentati al Festival d’Avignone Off. Sono numerosi i premi assegnati alla sua letteratura da parte di istituzioni prestigiose, romene e francesi. Si ricorda soltanto nell’ambito del teatro il Premio per la Drammaturgia dell’Accademia Romena (1998) e “Prix européen 2009” per l’opera drammaturgica complessiva, conferitogli dalla Société des Auteurs et Compositeurs Dramatiques (SACD).

Continua a leggere >>>>> su insulaeuropea.eu

Ida Porena. Note in margine alla traduzione poetica

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Ida Porena ci ha lasciati nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 2015.

Per ricordarla - lei che è stata maestra e grande amica di molti germanisti, traduttori, studiosi, musicisti e psicanalisti con una predilezione per i giovani, oramai, come noi, nemmeno più tanto giovani- riproponiamo un articolo che aveva voluto ripubblicare sul "Porto di Toledo" - di cui è stata co-fondatrice.

Ida non era persona che amasse commemorazioni, pianti o lamenti. Non diremo nulla del dolore per questa perdita, ma la ricorderemo sempre nella lucida intelligenza delle sue conversazioni, che sempre illuminavano, nell'atto di ascoltare, capire, tradurre. La poesia come la musica, come i moti della psiche di chi le era di fronte, persona o testo. 

 Ida Porena ha dato un grande contributo alla cultura non solo germanistica italiana. E' poco, ma almeno il Porto la ricorda come colei che ha dato voce in Italia a Nelly Sachs, a Georg Trakl e alla poesia romantica tedesca, senza dimenticare il Libro di Suleika del Divano occidentale-orientale di Goethe; che ha innovato anche a livello internazionale gli studi su Paul Celan, e con gli studi su Thomas Mann e Kafka la relazione tra letteratura e psicanalisi, tra letteratura e musica.

Per chi non l'abbia letta, molto troverà anche di lei nella monografia dedicata a Georg Trakl, La verità dell'immagine

Qui il sommario dell'articolo sulla traduzione poetica di Ida Porena apparso nel 2008 sul "Porto":  

Nel ricordo di Ludovica Koch - grande voce critica e straordinaria traduttrice italiana da diverse lingue germaniche e non solo- Ida Porena indica la sottile linea che separa e unisce il testo poetico da ogni sua traduzione. Mostra le analogie tra traduzione poetica e composizione liederistica, tenta una definizione - mai normativa - della traduzione come atto di lettura critica e creativa, riflette sulle scelte ardue di chi traduce poesia, sempre 'nella propria lingua': nel linguaggio e nei codici contemporanei al traduttore, in cerca di una voce, un ritmo, un 'timbro' (musicale) che si dà sempre come voce lontana eppure da inseguire.

Gli esempi di Ida Porena sono tratti dall'esperienza personale di traduttrice: soprattutto dalla traduzione del Divano occidentale-orientale di Goethe, ma anche dall'ascolto lungo e dalla riscrittura in traduzione di Trakl e Celan. Leggi>>>> http://www.lerotte.net/download/article/articolo-64.pdf

Una giornata di studi sulla traduttrice Lavinia Mazzucchetti a Milano

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Il 29 gennaio 2015 si terrà alla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano la giornata di studi Lavinia Mazzucchetti: transfer culturale e impegno civile nell’Europa del Novecento.

continua a leggere su 

http://www.germanistica.net/2015/01/19/un-giornata-su-lavinia-mazzucchetti-a-milano/

il 26 e il 27 gennaio giornate dedicate a memoria e traduzione. Con Ada Vigliani su W.G. Sebald

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W.G. Sebald. Prosa, poesia e film.
Seminari con la traduttrice Ada Vigliani 26-27 gennaio 2015
 
Lunedì 26 gennaio 2015, ore 15.30-18.00
“Sapienza” Università di Roma - Villa Mirafiori - “Cappelletta” della Biblioteca - Via Carlo Fea, 2
 
Seminario sulla traduzione di Austerlitz e Secondo Natura. Un poema degli elementi (Adelphi editore) con Ada Vigliani. Intervengono Luigi D’Angelo (direttore della Biblioteca di Lingue e Letterature Straniere Moderne), Camilla Miglio, gli studenti del C.d.L. magistrale in Scienze Linguistiche, Letterarie e della Traduzione
 
Martedì 27 gennaio 2015, ore 10.00-13.00
“Sapienza” Università di Roma - Ex-Vetrerie Sciarra - Aula Levi della Vida - Via dei Volsci, 122
 
Proiezione  e discussione del film: Sebald. Orte di Thomas Honickel. Germania 2007 (55 min. con sottotitoli in inglese).
Interviene Ada Vigliani

Maurizio Brancaleoni: La fotografia nell'era moderna secondo Urs Stahel e Ruud Visschedijk

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SOMMARIO

Ogni qualvolta si parla di fotografia, appare evidente che una riflessione sul tema non può prescindere dalla grande rivoluzione tecnologica e mediatica che ha investito il villaggio globale negli ultimi anni.

In occasione del convegno “Quale museo della fotografia per Roma?” Urs Stahel, fondatore ed ex-direttore del Fotomuseum Winterthur e Ruud Visschedijk, direttore del Nederlands Fotomuseum, si sono espressi in termini diversi in merito alla questione, confermando ancora una volta quanto sia difficile avere una visione obiettiva del fenomeno.

   << Leggi l'articolo >>>> 

 

Le fotografie sono tratte da https://nl.linkedin.com/pub/ruud-visschedijk/84/59b/47 e http://www.theartnewspaper.com/comings-and-goings/2012/11

Due poesie di E.E. Cummings - Traduzione di Maurizio Brancaleoni

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 SOMMARIO:
 
Traduzione di "my sweet old etcetera" e "next to of course god america i" di Edward Estlin Cummings a cura di Maurizio Brancaleoni.

Immagine tratta da http://www.barnesandnoble.com/review/e-e-cummings-a-life/
 
 
 
 
Maurizio Brancaleoni è uno studente del corso di Lingue, Culture, Letterature e Traduzione.
 
Ha avuto il piacere di pubblicare diversi racconti e poesie in antologie curate tra gli altri da Delos Books, LimanaUmanita, Edizioni XII, Edizioni Scudo, Freaks Edizioni, Wild Boar e Rosso China. Ha tradotto dall'inglese "L'aeroporto di Kansai" di Patrik Sampler, disponibile come e-book su Amazon.

Ha un blog bilingue (italiano e inglese) in cui dà spazio ad artisti, scrittori e musicisti: http://leisurespotblog.blogspot.it/

La stabilità dei ponti e la velocità dei contrabbandieri. Intervista ad Angela Balzano traduttrice de “Il Postumano” di Rosi Braidotti. A cura di Daniela Allocca

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Venerdì 28 novembre incontriamo per un'intervista skype Angela Balzano dottoranda presso il CIRSFID - Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Bologna, traduttrice, tra l'altro, dell'ultimo libro di Rosi Braidotti: “Il postumano. La vita oltre l'individuo, oltre la specie, oltre la morte”, edito da DeriveApprodi nel 2014, ma traduttrice anche di La vita come plusvalore di Melinda Cooper edito da Ombre Corte nel 2013. 
 
Come sei arrivata alla traduzione de Il postumano ? É stata una tua proposta? Ti è stata proposta?

Roberto Nicolai, L’ekphrasis, una tipologia compositiva dimenticata dalla critica antica e dalla moderna

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..."Un’occasione per riflettere su una tipologia compositiva negletta e marginale nella critica letteraria antica e, per molti versi, anche moderna: mi riferisco alla descrizione.

1 Una delle cause del disinteresse moderno per la descrizione rispetto alla narrazione è l’importanza del genere romanzo nel sistema letterario, con cui si connette l’atteggiamento storicistico che privilegia la diacronia sulla sincronia, l’ipotassi cronologica rispetto alla paratassi tipica della descrizione.

2 Preliminarmente occorre chiarire che i termini ekphrasis e descriptio hanno nell’antichità un valore molto ampio, mentre nella critica moderna, almeno a partire dalla metà del Novecento, sono circoscritti in genere alla descrizione di opere d’arte.

3 In questa sede mi riferirò al valore più ampio, codificato nella trattatisti- ca retorica antica, e in particolare nei trattati sui progymnasmata.

Il punto di partenza sono i passi di Platone e di Aristotele che definiscono le grandi categorie della mimèsi e della diegèsi. Le classificazioni dei due filosofi hanno condizionato tutta la speculazione posteriore e hanno relegato la descrizione a un ruolo secondario, ancillare rispetto alla narrazione." >>>>continua a leggere>>> 
 
 
Riprendiamo qui un articolo di Roberto Nicolai apparso su AION. ANNALI DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI «L’ORIENTALE». DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO E DEL MEDITERRANEO ANTICO SEZIONE FILOLOGICO-LETTERARIA, XXXI · 2009
 
Atti del convegno sullo Scudo di Achille, Napoli 2008, curato da Riccardo Palmisciano e Matteo D'Acunto. (Si legga la sintesi pubblicata sul "Porto" da Maria Arpaia)