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Dalla Cina: Cane Celeste di Guo Moruo
The translation of a poem by Guo Moruo, one of the major poets of the Chinese XX Century poetry.
Faglie tra Africa e Europa: Euphrase Kezilahabi e Ingeborg Bachmann
Ulrike Draesner, damasco, manovra. da viaggio obliquo, Lavieri 2010
E' in libreria il volume di Ulrike Draesner, viaggio obliquo (poesie 1995-2009), a cura di Camilla Miglio e Theresia Prammer, Traduzioni di Alessandro Baldacci, Alberto Destro, Camilla Miglio, Theresia Prammer, Lavieri 2010. Ne pubblichiamo un estratto: il poemetto damasco, manovra, nella traduzione di Camilla Miglio.
vai al sito Lavieri http://www.lavieri.it/Catalogo/A-libri/arno/Draesner.htm
Viaggio obliquo non vuol essere un’antologia, ma un andare attraverso un decennio di scrittura di Ulrike Draesner. Ognuno dei volumi da cui abbiamo tratto i testi presentati in questa edizione è un «luogo toccato» dalla nostra ricerca di tracce. Tracce di un movimento doppio. Sfavillante: accende in noi un desiderio. Inquietante: ci mette di fronte, in modi e linguaggi sorprendenti, al lutto di perdite definitive, personali e collettive. Da sempre Ulrike Draesner ha guardato con grande interesse alle possibilità d’intersezione tra la storia individuale e quella pubblica e culturale. Anche come narratrice è tornata a più riprese a interrogarsi su alcuni rilevanti accadimenti storici del Novecento. Si tratta di temi e di nodi problematici presenti anche nella poesia della Draesner, affiancati tuttavia da diversi altri, privati e profondi. La sua lingua poetica viene investita della responsabilità di farsi il mezzo non prevaricante di un contatto con il nuovo e il diverso: con un nuovo paese, un’altra lingua e un’altra scrittura, un corpo diverso e lontano. E come la sensazione del tocco è passeggera, mai appagata (da qui il suo rapporto costante con il desiderio), così anche il nome non aderisce perfettamente alle cose, le frasi sulla pagina vibrano e oscillano, le percezioni si susseguono per lampi e intermittenze. Ulrike Draesner, che significativamente ha curato un libro di racconti sulla seduzione, ha interrogato il desiderio non solo come tensione fra i sessi, ma più ampiamente come modo di rapportarsi al mondo esterno tramite la scrittura. Leggere Ulrike Draesner è udire il dire nel vedere. Il dislocamento passa per parole e suoni, che diventano persōnǎ, maschera in cui le lingue invocano desiderio e piacere, balbettano trauma e lutto. Il piacere della lingua, avverte l’autrice, «ha sempre un lato nascosto, e si chiama panico». Il gioco del viaggio linguistico, a più riprese intrapreso verso orizzonti inaspettati, dalle metropoli europee (Berlino, Londra) ai paesaggi alpini, fino ai deserti tra Siria e Libano, alle città del Medio Oriente tra suk e fortezze - è sempre accompagnato da un sentimento perturbante d'inquietudine e spostamento. Spostamento è trapianto di corpo, corpo in parti. La scrittura cattura a tratti elementi di chimica, anatomia, chirurgia. Spostamento è salto: «dal cervello alla pancia». Spostamento è cromatico: musicale, di accenti e colori, determinato dall’assenza e dal desiderio. Se il tu desiderato non c’è tutto il mondo si ripiega ex negativo: i prati sono rossi, bocca e sangue verdi. Bluastra è la sfinge, il viso enigmatico di chi abortisce, o forse la faccia mai diventata viso del non nato. Il corpo perduto e fatto a pezzi, quasi traccia orfica postmoderna, è disperso nella natura: nuvola e campo, radicina e foglia. Il liquido amniotico è neve disciolta e pozza inquinata, tigna del paesaggio. Il viaggio più doloroso è interiore: peregrinazione tra i segni di una memoria di corpo che si sfalda, in stazioni di sosta nella natura diffranta, in voci e forme molteplici. La diffrazione del corpo che parla e percepisce ancora si traduce in continua oscillazione tra corpo e luogo, nello spazio urbano. Grande il trauma, toccato con mano, disperso per indizi nel poemetto damaskus, manöver, di cui il porto pubblica la traduzione con testo a fronte, per gentile concessione dell'autrice. Toccare luoghi è toccare fibre interne di sé, è arrivare con le mani nelle viscere lacerate dell’altro, ricomporle, provare a farlo in un canto frammentario, a volte in singulti, a volte in visioni splendenti come fate morgane. Parole dell’altra lingua risuonano nell’intratesto. Corpi sono i luoghi, le pietre, le fortezze, le dune. Esplose sono le mani dei bambini che raccoglievano multicolori penne a scatto colorate, paracadutate dal cielo. Questo libro apre al lettore italiano una regione tra psiche e soma, uno sguardo intermittente tra profondità della memoria ed evidenze della storia, una voce tra le più potenti e pungenti della letteratura tedesca contemporanea.
scarica pdf damasco, manovra
http://www.lerotte.net/download/article/articolo-152.pdf




