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Sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati - Università degli studi di Napoli "l'Orientale" e del dipartimento di Studi Europei e interculturali dell'Università di Roma "La Sapienza"

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Da «Der Spiegel»: gli italiani e il tedesco

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 Sono migliaia gli italiani che di recente hanno scoperto lo studio del tedesco. La lingua di Johann Wolfgang von Goethe è stata considerata a lungo difficile e poco utile, ma ora il lavoro e il denaro sono due buone ragioni per guardare al di là delle Alpi. Ad affermarlo è Spiegel Online, che, partendo dell'esperienza di Massimo - artigiano autonomo intenzionato a lasciare l'Italia per trovare condizioni di vita e lavoro migliori in terra tedesca - analizza un fenomeno che non coinvolge solo lo Stivale, ma quasi tutti i paesi in crisi del Mediterraneo. Continua a leggere...

Laboratorio di lettura e traduzione delle fiabe dei Fratelli Grimm (Casa di Goethe/Sapienza), I: Gut Kegel- und Kartenspiel (1812)/Mährchen von einem, der auszog das Fürchten zu lernen (1857)

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Nel corso dei mesi di novembre e dicembre 2012 si stanno svolgendo, sotto la supervisione di Camilla Miglio e Melanie Kunkel,
laboratori di lettura e traduzione di fiabe dei Fratelli Grimm per gli studenti della "Sapienza", ma aperti anche a un più vasto pubblico,
presso la "Casa di Goethe"
in via del Corso.
Il «Porto» ne ospita le presentazioni elaborate da gruppi di studenti.
Ecco il primo lavoro su 
Gut Kegel- und Kartenspiel (1812)
Mährchen von einem, der auszog das Fürchten zu lernen (1857)
vai alla presentazione 

a cura di
Sara Abou El-Fetouh (Università La Sapienza - Roma)
Gaia D'Elia (Università La Sapienza - Roma)
Sylwia Gałdyn (Università La Sapienza - Roma)
Mirko Garofalo (Università La Sapienza - Roma)
Sebastian Wittkopf (Ludwig-Maximilians-Universität München - ERASMUS)

Semicerchio. Rivista di poesia comparata. Bonus Track N.2 Monica Lumachi traduce Màrton Kàlasz

04.04.2012

Autore:

Una poesia dall’ungherese, passando per il tedesco.

Leggi sul Porto: 
Hölderlin, frammento di passeggiata / Hölderlin; séta-töredék

Di più in arrivo su Semicerchio...

 

Foto: Reti di Traduzione, di Paolo Morawski (2011)

 
foto articolo

Márton Kálasz


Hölderlin; séta-töredék

A mezőn bóklászva, az út
legszélén csontszín papirost láttam összegyűrve – a
Nap
megvilágította, a szél lökve kis neszt adott neki.
Hirtelen fölkaptam, a télvég
ködös derűjében; kisimítottam, szem fölé
tartottam – imént értetlenül, most fölfedve: a
megsérült papíron haránt szép,
különös kotta-töredék. Fölfirkálva, feszülő kézzel,
kuszán sor nélkül, jelekkel s jelzetlenül.
Vártam, szegve a hideg égre
magam – fönt hallva dombról a magányos fát, a
várost, a lejtréteket.
Később motyogva mindnek fájdalommal: Hát ti, s
körülöttünk mióta
semmilyen összhangzat; csak békítő hang,
ily se halkan, se hangosan öröm, mióta – – –

(da A rózsafestő, 2000)


Hölderlin, frammento di passeggiata

Errando per il prato, sul ciglio della strada
ho visto un pezzo di carta sgualcita color avorio – il
Sole
lo illuminava, il vento lo spingeva fino a farlo stormire.
D’un tratto l’ho afferrato, nella caliginosa gaiezza
di fine inverno; l’ho steso, l’ho portato
agli occhi – ancora fino poco fa incomprensibile, adesso chiaro: sulla
carta strappata di traverso ho visto
uno strano frammento di spartito. Scarabocchiato con
dita rigide, confuso, senza scale, con e senza note.
Ho atteso, rivolgendomi verso il cielo gelido,
e dalla collina – ho sentito l’albero solitario, la città, i prati
sui pendii.
Più tardi ho mormorato loro addolorato: e voi? Da
quando intorno a noi
più nessuna armonia, solo voci consolanti,
una gioia senza silenzio, senza rumore, da quanto tempo già – –

Traduzione dal tedesco di Monica Lumachi