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Sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati - Università degli studi di Napoli "l'Orientale" e del dipartimento di Studi Europei e interculturali dell'Università di Roma "La Sapienza"Le Rotte
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Mahmud Darwish, Ecco le parole - inedito con testo a fronte
If You wish to read both the Italian translation of Simone Sibilio and the Arab original of Mahmud Darwish, Ecco le parole, please read below and download
http://www.lerotte.net/download/article/articolo-106.pdf
(this is the first Italian translation of the poem)
Laura Bocci: Scrivere di seconda mano. Riscrivere la letteratura
"Che cosa fa realmente chi traduce letteratura? Che cosa è in sostanza la traduzione letteraria? Una forma, o piuttosto una ‘poetica’? - come di recente è stata definita, proprio per la sua capacità di riflettere continuamente su se stessa, sul proprio senso, sul proprio fare? E qual è il suo vero spazio letterario? Il traduttore letterario è o no il ‘secondo autore’, la ‘seconda mano’? - colui, o molto più spesso colei, che di fatto ‘riscrive la letteratura’, facendosi carico del rischio insito nel passaggio e assumendosi la responsabilità del compromesso implicito in questa operazione? Oppure è solo un “vile”- come ironicamente lo ‘provoco’ nel mio Di seconda mano (DSM): uno che vuole solo nascondersi dentro la pagina presa in prestito da un altro, dal “vero scrittore”? E ancora: in che modo l’umile pratica artigianale e quotidiana di chi traduce, spesso per guadagnarsi da vivere, può confrontarsi con l’immenso apparato teorico che negli ultimi vent’anni è andato accumulandosi – aggiungendosi dunque alle teorie “classiche” - sul problema del tradurre, e del tradurre letteratura in particolare?"
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http://www.lerotte.net/download/article/articolo-78.pdf
Archivio del Novecento. Le poesie persiane di Forugh Farrokhzad tradotte da Domenico Ingenito
Forugh Farrokhzad (Tehran, 1935 - 1967) è la poetessa del Novecento piu' amata dagli iraniani di oggi. I suoi versi possono essere un viatico cifrato per mettere da parte i pregiudizi negativi con i quali da quasi trent'anni accogliamo l'Iran senza sapere nulla della bellezza vera e complessa che emerge da questo Altopiano.
E' in corso di stampa presso la casa editrice Orientexpress (http://www.orientexpress.na.it/) una raccolta delle poesie di Forugh tradotta da Domenico Ingenito e intitolata La Strage dei Fiori.
Presentiamo in anteprima la traduzione di una delle poesie piu' belle ed evocative della raccolta, Crediamo pure all'inizio della stagione fredda, accompagnata da due traduzioni inedite, Amorosamente e La verde illusione, cercando di offrire al lettore italiano la magia dei versi per contrastare questi venti di guerra neocolonialista, che ultimamente tentano di fare a pezzi una cultura ancora animata dal senso del sacro, e per questo in grado di resistere al gelo di questi inverni di terrore occidentale.
Per scaricare il testo (italiano-persiano):
http://www.lerotte.net/download/article/articolo-41.pdf
(foto di Domenico Ingenito, Iran)
Le rotte seguite da questo scritto
- Quando la mia fede era impiccata alle fragili corde della giustizia
- e in tutta la città
facevano a pezzi il cuore dei miei occhi
quando soffocarono con il fazzoletto nero della legge - gli occhi infantili del mio amare
- e dalle tempie pulsanti della mia speranza
sgorgavano fiotti di sangue,
quando la mia vita ormai non era più nulla,
nulla, se non il tic-tac di un orologio,
capii che dovevo amare, amare, amare follemente.
- (Forugh Farrokhzad, La Strage dei Fiori, traduzione e introduzione di Domenico Ingenito, Orientexpress, Napoli, 2007, p.52)
- Parliamo d’Iran, e parliamo della poesia che accende da lato a lato questa terra.
- Gettiamo in acqua i tappeti volanti della Persia, nel fuoco il timore di una minaccia dall’Asse del Male, sottoterra la Tehran radical chic: Iran ieri e adesso è interamente nel suo verso, nel suo giardino splendido e drammatico, nei ragazzi dalle nuche belle descritte da Pasolini decenni fa durante un suo viaggio in questa terra, nel fiore dei corpi, nei campi, nelle valli, nei villaggi di un paese che è continente di bellezza. Nel tempo terra di disastri, certamente, ma nel disastro sono costellazioni intere d’astri a crollare al suolo per illuminare la terra. Iran è sacro, è pietra, è il nero ed è porta sfondata, è oro e catrame, dove piangere non comporta vergogna, e i denti sono bianchissimi. Ed è tutto questo che attraversa Forugh Farrokhzad, la Poetessa del Novecento persiano, morta giovanissima nel 1967, raccoglie il rosso vivo della sua terra, uno ad uno i papaveri bruciati nel bacio di chi desidera tra i diciassette e i trentadue anni, nelle mani sotterrate dalla neve senza sosta. Femmina che mostra lo sguardo sul corpo maschile, che tocca i confini della sua cultura senza negarli, senza rivendicare altra cosa che il vino sul petto dell’amato. Ed è donna e maschio, quando nel canto semplice espone la bellezza degli oggetti nella loro purezza: l’acqua e il fuoco sono quelle nuche, e il corpo è giardino, dove corpi sono fiori, e dove mondo è giardino, e dove poco a poco dell’incontro comprendiamo qualcosa, degli sterminati fiori.
Per scaricare il testo: http://www.lerotte.net/download/article/articolo-41.pdf




