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Sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati - Università degli studi di Napoli "l'Orientale" e del dipartimento di Studi Europei e interculturali dell'Università di Roma "La Sapienza"Le Rotte
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Oltre la traduzione: una proposta
Ci sono romanzi, in tutte le culture e in ogni tempo, (e a prescindere dalla tradizione e dal Canone) che presentano particolari qualità di ‘icona’ della cultura che li ha generati.
Jornada de África (1989) del portoghese Manuel Alegre può essere considerata un’opera ‘icona’, afferma Iaia De Marco che ne ha realizzato la traduzione. In quest'articolo la traduttrice si sofferma sulle difficoltà di traduzione del testo e ci propone interessanti soluzioni per poter godere della versione italiana di questo romanzo.
- English -
Beyond translation:
a proposal
In any time we can detect poems, romances, novels and so on, that work as icons of their own cultures. Jornada de África, witten 1989 by the Portuguese writer Manuel Alegre, is such an “icon”. My work would demonstrate why and for which reasons it deserves a special translational treatment. I try to propose and solve some questions in order to enjoy the italian version of this novel.
La European School of Translation traduce in rete
Tradurre in rete, confrontarsi in seminari on air si può, e l'esperienza è entusiasmante.
Vi invitiamo a visitare il sito della European School of Translation.
http://www.e-schooloftranslation.org/2009/01/tradurre-il-webcast/
Melani Traini e Andrea Spila propongono il loro webcast quindicinale dedicato al mondo dei traduttori e della traduzione a partire dalla metà di marzo 2009.
Laura Bocci offre una puntata speciale: seminario on air, traduzione di Franz Kafka, "Gib's auf!"
Peter Waterhouse. The Worse Wars Can Be Ended Earlier. Riscrittura a Palermo
03.11.2007
Autore: Maria Rosa Piranio
Capaci capace di frenare la mafia:
Questa riscrittura va letta in relazione con le precedenti riscritture - dislocamenti del testo di Peter Waterhouse, The worse wars can be ended earlier. Una poesia inscritta nei luoghi di una Londra assediata dal terrorismo viene qui tra-dotta in Sicilia. Per il testo inglese si rimanda alla riscrittura a Roma e a Napoli.
(Disegno di Camilla Miglio)
Le rotte seguite da questo scritto
Capaci capace di franare la mafia
Un’ isola tra Punta Raisi e
Il castello di Carini le isole il rombare
I visi come spilli sulle spalle
Serpeggiano cravatte su colli stanchi a maggio
Rombo di auto e qualche voce.
Quell’auto era ben lanciata
Fischi di sirene su freschi e odorosi campi
Rombando sul ponte
Continuamente rombando quasi cantando tra gli orti.
No, non avevo non avevo
Nessun motivo nessun motivo
Per essere lì per essere lì
Non avevo giornali
Né La Sicilia né Quasimodo
Non avevo orologi da polso
Né libri di Luigi Pirandello o Madam Stella
Non conoscevo Punta Raisi neanche in cartolina
Non avevo libri sulla mafia
Né pubblico ministero né giudici
Non avevo corte
C’era un’isola tra Punta Raisi e
Il castello di Carini e d’incanto io
Ebbi cravatte e sensazioni lì a Capaci
E sentii un tuono. C’erano
Isole tra Punta Raisi e la valle dello Jato
Isole da vedere, nessun libro
Né montale né sigarette ma c’era
Solo il signor Autista Della Scorta e l’auto
Saltò per aria in mille pezzi e
Se i miei compagni di viaggio fossero intatti
‘Nna ‘sta città i virissi .
Così quell’auto sarebbe ancora in corsa
Le aule e gli uffici della giustizia a lavoro senza paura
E lì ci sarebbe fermento e tormento per un popolo meno lento
E lavorando e cooperando più condanne
E non avrei più case o campi ormai
Ma avevo Punta Raisi,Capaci e altro ancora.
Ero lento e questo è avvenuto
Ottenuno obtenuto tinutu
Ho tenuto astenuto trattenuto non sostenuto
Temuto e mantenuto.
Ma ai morti non è dato di tornare
Quando chiama la strada
“Il giudice Falcone vittima di una bomba della mafia”
E su quest’auto
E su quest’auto
Nessuno voleva uccidere nessuno
Ecco che gente era.
Perché l’ennesimo pasto Impastato
Perché vedo l’assenza mia
Della mia faccia delle mie braccia
Perché vivo in quest’isola senza vita
In un mare senza vita
Una vita senza terra
In un mondo senza vita
E perché a Palermo senza il Teatro Massimo
E perché sono qui a commemorare
Oh Santa Rosalia, Oh Santuzza
Perché ho ricevuto una seconda vita?
Alla torre saracena si allunga l’ombra
E a me rimangono solo ombre nella mia seconda vita.
In via Degli Agonizzanti vedo agonizzanti
In piazza Vergogna vedo vergogna
In via Bara Sulle Mura vedo bare
Sull’autobus sono in autobus
Al museo delle marionette
Vado come una mariola
Il Teatro Massimo è chiamato Massimiliano
Il Palazzo di Giustiziati
PM pubblico martire
Martoriati
Una città di bar baracche e bocche chiuse
Mucche cavalli cani gatti ratti porti
Ci sono porti e morti
Bare su bare
Bare e barelle
Bestie ammansite e tigri
Tigri da circo
Cuasi cuasetti e scarpuzzi d’appizzari
Kalsa che impari a conoscere la cultura
Ecco la fine della mafia
Mafia bloccata in blocchi silenti
E infanti fanti imparano a combatterla nelle scuole
Imparno a gridare e a non tacere
A vivere senza paura di vivere.
In questa seconda vita ho imparato a vivere.
Città che vivono nel terrore, nella paura, che si tormentano con i “ma” e con i “se” e che combattono per vivere e per riconquistare una normalità ormai persa. Città di uomini e donne coscienti di avere ricevuto in dono la vita dopo aberranti stragi. Londra, Roma, Napoli e come loro Madrid e New York. Cittadini scossi da una violenza inaudita e inaspettata che cercano il riscatto e che piangono di dolore e di paura. Questa la realtà cantata da questo circolo di riscritture sul trauma delle stragi che hanno sconvolto la civiltà moderna. Anche città più piccole, meno in vista, vivono questo clima e questo inspiegabile sentimento di paura, terrore e voglia di vivere insieme. Palermo ha pianto tanti morti ammazzati dalla nera mano della mafia. Nomi illusri e illustri sconosciuti. Innocenti che combattevano per un popolo lento, che non reagisce e tace atterrito di fronte alla spaventosa piovra e al suo dominio, sono ormai martiri della giustizia. Il risultato di questa amara realtà è stato il sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino (per citare solo i più recenti).
La loro morte ha scosso gli animi, non degli aguzzini, ma del popolo che ha vissuto per secoli di pane e omertà. Il 23 Maggio 1992, data della strage di Capaci, ha segnato il risveglio delle coscienze dei siciliani onesti, che adesso insegnano la cultura della giustizia e dell’onestà ai bambini nelle scuole, sperando che gli uomini di domani leggano delle parole mafia e stragi solo sui libri di storia, che non piangano fratelli, figli o amici martiri dell’antimafia.
Così i luoghi storici di Palermo assumono il loro vero volto, lasciando cadere la maschera dell’omertà e della passività, dando nuovi e amari stimoli a chi di quella storia è stanco. Dando vita ai morti tramite la ribellione.
Così nascono non solo palermitani, ma siciliani e anche corleonesi nuovi. Gente che uccide, è vero, ma solo la paura e la sottomissione. Gente che lava il sangue con la memoria. Gente che fa della memoria l’arma per mettere a tacere le armi rosse, che vivono i luoghi della memoria con il loro cuore. Gente che impara giorno dopo giorno a vivere.



