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Sito realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Studi Comparati - Università degli studi di Napoli "l'Orientale" e del dipartimento di Studi Europei e interculturali dell'Università di Roma "La Sapienza"

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Europe as a Space of Translation
Vivere e scrivere tra le lingue
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La Spoon River di Fabrizio De André

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  • La traduzione-riscrittura culturale e politica di un classico della letteratura nordamericana del Novecento, ripresa da Fabrizio de André, via Pavese e Pivano, in un preciso momento della storia culturale italiana.

 

 

Nuove riscritture da Hafez. Cristiano Leone.

Dopo le riscritture di Anedda, Calandrone e Neri, con Cristiano Leone si inaugura un nuovo ciclo di riscritture hafeziane, basate su altri ghazal.

Scarica il file con riscritture, traduzioni, originali e interlineari

http://www.lerotte.net/download/article/articolo-55.pdf

 

Traduzione e ricerca (teoria, storia)

“Georges-Arthur Goldschmidt: Freud vide il mare – Freud e la lingua tedesca”

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Georges-Arthur Goldschmidt

 “Als Freud das Meer sah – Freud und die deutsche Sprache”  

Ammann Verlag, Zurigo, 1999


(Prima pubblicazione in lingua francese : “Quand Freud voit la mer”, Editions Buchet/Chastel, Parigi, 1988).


La traduzione qui presentata è frutto di un lavoro svolto, sotto la supervisione di Laura Bocci,  dagli studenti Sandra Console, Susanna Di Palma e Luisa De Lucia nell’ambito del Corso di Traduzione dal Tedesco, docente Laura Bocci, Facoltà di Lettere dell’Università dell’Aquila, a.a. 2009-10. Visto il particolare rapporto che G.A. Goldschmidt, ebreo esule fin dall’età di dieci anni,  ha con le sue due “lingue madri” – il tedesco, lingua di nascita, e il francese, lingua di adozione e di vita - si è scelto di stabilire un “prototesto” che tenesse conto anche dell’originale francese, e si è inoltre tentato di inserire,   in parentesi quadre,  un raffronto con l’italiano   che possa rendere più chiara la lettura a chi non conosca nessuna delle altre due lingue usate in questo testo.

Sulla piattaforma metamorphosis dell'Università di Vienna Lezioni sui Sonetti di Shakespeare in traduzione

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Una piattaforma e un progetto su e per la traduzione:

metamorphosis übersetzen laboratorium

Vai alla pagina iniziale della piattaforma metamorphosis:

http://metamorphosis.univie.ac.at/metamorph.html

Vai alla home page 

http://metamorphosis.univie.ac.at/index.html

Vai alla documentazione audio delle lezioni sui Sonetti di Shakespeare

http://metamorphosis.univie.ac.at/dokumente-ss2010.html

 

Gabriele Frasca a colloquio con Giancarlo Alfano: L'effetto Beckett nella cultura italiana

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"Non ricordo adesso bene che cosa sia venuto prima, se il desiderio di dire Beckett in italiano o quello di riscriverlo in un saggio. Prima di ogni altra cosa, naturalmente, va posta la passione del lettore, quella che induce a ridirsela tutta, inseguendola disordinatamente come la si trova, l’opera nella quale chissà come ti sei imbattuto. A un certo punto finisce che te la ritrovi parte di quello che, anche grazie a come questa stessa opera ti ha rimesso in funzione, stai diventando." (Gabriele Frasca)

Scarica l'intervista

http://www.lerotte.net/download/article/articolo-158.pdf 

 

(Intervista rilasciata da Gabriele Frasca a Giancarlo Alfano e apparsa in Giancarlo Alfano, Andrea Cortellessa (a cura di), Tegole dal cielo. L”effetto Beckett” nella cultura italiana, Roma, Edup, 2006, pp. 252-265.)

Si ringrazia l'Autore per la gentile concessione. 

Foto @Gabriele Frasca 

Paola Capriolo, La traduzione letteraria

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Paola Capriolo, scrittrice, saggista, studiosa e traduttrice dei maggiori classici tedeschi riflette su letteratura, traduzione e trasmissione dell' "universalmente umano" nel mondo di oggi.

 Su Paola Capriolo http://it.wikipedia.org/wiki/Paola_Capriolo 

"[...] Questo dell’ “universalmente umano” può sembrare un concetto vago e inafferrabile, e in effetti, fuor di metafora, credo che non sarebbe facile darne una definizione; eppure è precisamente l’oggetto della traduzione letteraria. Tradurre un romanzo, una poesia, non un articolo di fondo o una relazione commerciale, significa avventurarsi in una sfera che non è più quella dell’informazione. Significa, certo, contribuire alla conoscenza, ma a una conoscenza di tutt’altra specie, di fronte alla quale non è più lecito domandarsi “A che serve? Che cosa produce?” Significa tentare di ristabilire, valicando la barriera della lingua, la corrente di cui parlava Simmel, dal soggetto al soggetto attraverso l’oggetto, dall’autore al lettore attraverso l’opera; e anche, non secondariamente, da nazione a nazione, da cultura a cultura, attraverso quel codice espressivo che è, insieme, assolutamente individuale e idealmente intelligibile da ogni uomo, e al quale, in mancanza di meglio, diamo il nome di letteratura [...]". (Paola Capriolo)

Scarica l'intero articolo http://www.lerotte.net/download/article/articolo-155.pdf

Il testo qui pubblicato è stato pronunciato in occasione del conferimento del Premio Goethe per la traduzione letteraria italo-tedesca, Roma, Accademia dei Lincei, 17 marzo 2010. Il Porto di Toledo ringrazia Paola Capriolo per la gentile concessione.

Il premio è stato assegnato a Bice Rinaldi per la traduzione di Markus Wener, Zuendel se ne va (Ed. Neri Pozza); il premio "esordienti" è andato a Stefando Zangrando per la traduzione di Ingo Schulze, Adam e Evelyn (Feltrinelli)

L'immagine di Paola Capriolo è tratta da  www.zam.it/ images/3064/1.jpg 

 

 

Magda Olivetti. I requisiti di una buona traduzione letteraria

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Quasi un decalogo per tradurre letteratura.

 Scarica PDF http://www.lerotte.net/download/article/articolo-154.pdf

 

 

(Discorso pronunciato da Magda Olivetti per il Premio Ladislao Mittner 2007, si ringrazia l'Autrice per la gentile concessione al Porto di Toledo)

 

Dalla Postilla di Magda Olivetti: "Ciò detto, non si deve mai dimenticare che anche il traduttore ha un proprio ‘stile’, poiché egli è uno scrittore a pieno titolo, se anche la sua arte consiste nella ‘resa’ e non nella ‘creazione ‘ del libro, proprio come i direttori di orchestra, i pianisti, i cantanti, i danzatori ecc, con le debite differenze: Tutti questi ‘interpreti dell’arte’ hanno uno strumento proprio (il violino, la bacchetta, l’ugola, il corpo ecc.) che si distingue da quello del ‘genio creativo’, mentre il traduttore usa lo stesso strumento (la penna, il PC) un fatto imbarazzante che rende il traduttore meno orgoglioso della propria arte, Inoltre, mentre tutti gli altri ‘artisti’ hanno un pubblico che li giudica nel momento stesso del loro lavoro, il povero traduttore non ha di queste gratificazioni immediate. Anzi, si potrebbe dire che più è bravo e meno lo si nota, e meno il lettore comune va a cercarne il nome sul testo. E invece quando traduce male, al lettore inferocito potrebbe anche venir voglia di conoscere il nome di quella persona sciagurata che ha ridotto così il suo scrittore preferito! Probabilmente si potrebbero dare ancora molti altri consigli che, una volta seguiti, conducano a una buona traduzione. Ma credo che chi riesca già a seguire questi pochi, è certamente sulla buona strada per diventare un ottimo traduttore di letteratura."

 

Immagine: Codex Besae, con testo a fronte, Bibl. Vaticana. 

La traduzione nell'insegnamento. Il caso francese.

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Cette étude part d'une enquête sur les enseignements de traduction dans les cursus de langue française des universités italiennes. Son ambition est de passer la traduction pédagogique au double filtre de la traduction professionnelle et des avancées de la didactique, dans l'espoir d'offrir de nouvelles perspectives tant à l'apprentissage de la langue française à travers la traduction qu'à l'enseignement de la traduction à proprement parler

 download PDF http://www.lerotte.net/download/article/articolo-151.pdf 

European School of Translation - Si apre la Winter School

E' on line il programma della Winter School della European School of Translation clicca qui http://www.e-schooloftranslation.org/2009/12/online-winter-school-il-programma-di-febbraio-2010/


Seminario alla "Sapienza" di Roma: Transnational activities, juridical knowledge and translation science.

November 12-13, 2009
Transnational activities, juridical knowledge
and translation science
.

Sala Convegni del Dipartimento di Diritto ed Economia delle Attività Produttive, Faculty of Economics (3rd floor), Sapienza University - Via del Castro Laurenziano, 9 - 00161  ROME

download the flyer (Italian version): http://www.lerotte.net/download/article/articolo-147.pdf

see the web site of the Permanent Seminar "Lionello R. Levi Sandri":

http://dirpriva.eco.uniroma1.it/seminarioLeviSandri/seminarioLeviSandri.htm

Tradurre Pascoli. Di Marco Campanile

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  Il fonosimbolismo di Giovanni Pascoli ascoltato e letto oltre i confini della lingua italiana. Un confronto tra testi italiani e traduzioni inglesi e francesi.

(Immagine: part. di Paul Klee, Funambolo, 1923)

Scarica l'articolo http://www.lerotte.net/download/article/articolo-144.pdf

NeMa e i traduttori difettosi. A partire da "Alle Tage" di Terézia Mora

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[EN] In Terézia Mora's roman Alle Tage (Day in day out) interpreters don't speak and defectors keep escaping from one place to another; on the background of a postmodern Pentecost without God, an upside-down crucified hero loses his speech.
The story of the translator Abel Nema poses many issues about the possibility of communication in extreme situations,  questioning our foregone trust in the "mother tongue".

[IT] Interpreti che non parlano, disertori in fuga da un paese all'altro, una postmoderna Pentecoste senza Dio e un eroe crocifisso a testa in giù che perde il dono della parola: con il romanzo Alle Tage, Terézia Mora mette in scena la bizzarra storia di un traduttore, Abel Nema, ponendo con insistenza la domanda su quale sia la nostra effettiva capacità di comunicare in situazioni estreme e giocando con la nostra fiducia, spesso fin troppo scontata, nella "lingua materna".


Elogio della poesia. Quaderno di traduzioni e pensieri intorno alla poesia polacca

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Valeria Rossella, poet and translator, offers to the readers of the Haven a selection of polish poetry (Zahradnik, Leśmian, Miłosz, Herbert, Szymborska: polish-italian texts), and provides a critical interpretation aof the poems and of the motivations and strategies of her translations.

"Poetic translation is a Sosia, not a copy.

A twin-brother, that leads a life of its own"

(V.R.)

Haiku e natura. Traduzione visuale da Chiyojo

Sul rapporto tra haiku e natura, una proposta di traduzione visuale secondo le leggi della sezione aurea. Selezione di poesie di Chiyojo.

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http://www.lerotte.net/download/article/articolo-119.pdf

 

Due lingue in una voce sola: Ungaretti tradotto da Bachmann e Domin

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Poets translating other poets working at a new poetic language.
Giuseppe Ungaretti translated into German by the Austrian poet Ingeborg Bachmann.
This study analyses the translations of the poems “Sono una creatura” (1916), “Canto beduino” (1932) and “Soldati” (1918), comparing the latter poem with another translation by the German poet Hilde Domin.

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http://www.lerotte.net/download/article/articolo-112.pdf

Antonella Anedda. Una Mesopotamia interiore. La ripetizione tra parola e immagine.

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ABSTRACT DEUT/ FR http://www.lerotte.net/index.php?id_article=80

Una nuova, rimeditata versione del saggio di Antonella Anedda sul tradurre poesia e letteratura.
“Oh dad, it’s been hard.” E’ la frase che il poeta Mark Strand nel testo Traduzione, attribuisce al figlio di quattro anni intento a tradurre Palazzeschi. Anche noi, traducendo, ripetiamo come questo bambino: è stata dura. E’ dura anche scrivere della traduzione. Avanziamo storditi dalle possibilità. Inghiottiamo immagini, metafore: la testa del poeta mozzata sul piatto di Nabokov si sovrappone a quella di Caronte che trasporta morti.
Queste righe nascono dal desiderio di riflettere ancora e di nuovo sulla traduzione, come ripetizione, come richiesta ulteriore al testo, anche sulla spinta del pensiero che attraversa il recente libro di Camilla Miglio dedicato alla poesia e alle traduzioni di Paul Celan. In ogni ripetizione infatti si nasconde una possibilità. Qualcosa sfugge in avanti, qualcosa risponde a chi ripete - [...]".

Ma che succede quando la rilettura si applica a  un'immagine?

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Laura Bocci: Scrivere di seconda mano. Riscrivere la letteratura

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"Che cosa fa realmente chi traduce letteratura? Che cosa è in sostanza la traduzione letteraria? Una forma, o piuttosto una ‘poetica’? - come di recente è stata definita, proprio per la sua capacità di riflettere continuamente su se stessa, sul proprio senso, sul proprio fare? E qual è il suo vero spazio letterario? Il traduttore letterario è o no il ‘secondo autore’,  la ‘seconda mano’? -  colui, o molto più spesso colei, che di fatto ‘riscrive la letteratura’, facendosi carico del rischio insito nel passaggio e assumendosi la responsabilità del compromesso implicito in questa operazione? Oppure è solo un “vile”- come ironicamente lo ‘provoco’ nel mio Di seconda mano (DSM): uno che vuole solo nascondersi dentro la pagina presa in prestito da un altro,  dal “vero scrittore”? E ancora: in che modo l’umile pratica artigianale e quotidiana di chi traduce, spesso per guadagnarsi da vivere, può confrontarsi con l’immenso apparato teorico che negli ultimi vent’anni è andato accumulandosi – aggiungendosi dunque alle teorie “classiche” - sul problema del tradurre, e del tradurre letteratura in particolare?"

SCARICA FILE PDF PER LEGGERE

http://www.lerotte.net/download/article/articolo-78.pdf

 

 

Michele Ranchetti "Über sich selbst/ Su se stesso".

"Ha insegnato molto e non ha imparato niente. Ho immaginato questo mio necrologio già alcuni anni fa. E credo che sia vero a distanza di anni. È vero, mi sembra, nel senso che l’apprendimento, nel modo tradizionale, di acquisizione di nozioni, di fatti, di date, di esperienze, che caratterizza ogni esistenza (e in parte anche la mia) e corrisponde a una crescita, a un itinerario verso una certezza o almeno una persuasione conoscitiva, estetica, morale, religiosa, si è sempre accompagnato in me, spesso scontrato, con una sorta di deposito originario rimasto immutato, direi intangibile, in larga misura, inconscio. Ed è a questo deposito non dottrinale, né esperienziale, che fa riferimento, meglio, che attinge ogni mia forma di espressione: poetica, artistica, musicale, ma anche ogni idea, filosofica o religiosa (per quanto possa apparire una contraddizione in termini) [...] Quanto a Wittgenstein, mi sono accostato al suo proposito, che non è unicamente morale, di divenire un uomo decente forse solo per poter dire con lui, alla fine della mia esistenza di “aver avuto una vita felice”.
Dire agli altri, ai rimasti, forse più che a me stesso… ."  (Michele Ranchetti)

Traduzione da Beaumarchais. Nota di Valerio Magrelli

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E' in uscita per i tipi di Einaudi www.einaudi.it una nuova traduzione d'autore.

Valerio Magrelli ha tradotto La Folle giornata o Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais e regala al Porto di Toledo, in anteprima, la sua Nota del traduttore (per gentile concessione dell'Autore e dell'Editore).


"La Folle giornata o Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais offre un perfetto compendio delle difficoltà presenti in ogni traduzione letteraria. La fitta articolazione polemica della prosa introduttiva, l’irresistibile svolgimento dialogico dell’intreccio, l’inserimento di versi rimati nel secondo e nel quinto atto, costituiscono infatti altrettanti modelli di scrittura saggistica, teatrale e poetica. In un unico testo, ecco così raccolti i tre diversi generi che gli studenti di un’ideale scuola di traduzione sarebbero chiamati a esaminare" (dalla Nota di Valerio Magrelli).

Illustrazione dall'originale  Jacques-Philippe-Joseph de Saint-Quentin (1785), fonte http://www.bibliothek.uni-augsburg.de/sondersammlungen/galerien/franzbuch/beaumarchais.html

 

Ida Porena. Note in margine alla traduzione poetica

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Nel ricordo di Ludovica Koch - grande voce critica e straordinaria traduttrice italiana da diverse lingue germaniche e non solo- Ida Porena indica la sottile linea che separa e unisce il testo poetico da ogni sua traduzione. Mostra le analogie tra traduzione poetica e composizione liederistica, tenta una definizione - mai normativa - della traduzione come atto di lettura critica e creativa, riflette sulle scelte ardue di chi traduce poesia, sempre 'nella propria lingua': nel linguaggio e nei codici contemporanei al traduttore, in cerca di una voce, un ritmo, un 'timbro' (musicale) che si dà sempre come voce lontana eppure da inseguire.

Gli esempi di Ida Porena sono tratti dall'esperienza personale di traduttrice: soprattutto dalla traduzione del Divano occidentale-orientale di Goethe, ma anche dall'ascolto lungo e dalla riscrittura in traduzione di Trakl e Celan.

Note per una didattica della storia della traduzione

Un utile compendio del dibattito storico e teorico sulla traduzione, in corso di stampa su "Aion. Sezione Germanica"

 

Peter Waterhouse. Sintesi del Discorso per il Premio Erich Fried 2007

NON È QUELLO CHE È 

  • Conferito a Peter Waterhouse il 25 Novembre l’“Erich Fried Preis 2007”
  •  per l’occasione l’autore riflette su Fried, sul tradurre  e sull’Otello di Shakespeare da Fried stesso tradotto.
  • Valeria Morra è andata a raccogliere idee al convegno sulla traduzione organizzato per l'occasione dal Literaturhaus di Vienna, www.literaturhaus.at
  • ...e traduce in tempo reale la sintesi del discorso di Waterhouse apparsa su "Der Standard", www.derstandard.at

 

 

Poesia persiana, traduzione ermeneutica, riscrittura poetica

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Sull'ermeneutica della differenza e della traduzione, sull'orientalismo di chi legge e sui pregiudizi di chi traduce, sul rapporto tra antico e nuovo, sulla possibilità di riscrivere, oggi, altrove, in occidente, in italiano, Hafez. Un saggio di Domenico Ingenito e una provocazione a riscrivere, raccolta da Antonella Anedda, Maria Grazia Calandrone, Cristiano Leone, Luciano Neri.

(Foto di Domenico Ingenito, Bakshi Kurdistan, 2007)

 

 

Über-setzen, Üb-ersetzen. Tradurre Karl Kraus

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Irene Fantappiè, Über-setzen, Üb-ersetzen. Tradurre Karl Kraus 

Riprendendo l’espressione presente in un aforisma, si può dire che con Karl Kraus non vale lo über-setzen, ovvero il tra [über] - durre [setzen]; bensì lo üb-ersetzen, l’esercitarsi a sostituire. ‘Sostituire’ significa tradurre, oltre al testo, anche il contesto, o, per dirla con le parole di Kraus, «sostituire creativamente, trasferire nella propria esperienza. Sarebbe una traduzione che, attraverso questo doppio legame, verrebbe garantita con un grado di responsabilità ben maggiore dello scrivere poesia nell’ambiente in cui si vive». [...]

PER LEGGERE LARTICOLO APRI IL FILE PDF:

http://www.lerotte.net/download/article/articolo-44.pdf

In un' intima distanza: un saggio/racconto di Laura Bocci

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..."Lui se ne sta lì da sempre: nato da secoli o solo ieri, nel suo essere compiuto, finito, a suo modo perfetto, pronto a sfidare o a catturare  qualsiasi uomo o donna che cada nel suo cerchio magico, nella sua immutabilità, nella sua forma raggiunta, nella sua resistenza alle epoche e al cambiamento rappresenta per definizione la norma anche se è al di fuori di ogni norma, lo standard anche se è al di fuori di ogni standard. Lui è il già dato, il canone, l’esistente, anzi l’Essere stesso. Lui, il testo letterario, il mio potente avversario, il mio Gegner, colui che mi sta di fronte e contro al tempo stesso; al quale continuamente mi avvicino e dal quale mi allontano come nel movimento ossessivo delle onde sulla riva; lui, al quale mi legano avversione per paura e attrazione per passione, dal quale sono attirata e respinta, così come sempre si attraggono e si respingono i contrari"...

 

(Immagine copertina del primo romanzo di Laura Bocci)

Dall'Iran. Sull'intraducibilità di Hafez, sull'intraducibilità della poesia.

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"L’atto del tradurre da una lingua all’altra corrisponde esattamente alla distruzione di un edificio e al trasporto dei suoi materiali in un altro luogo per la creazione di una nuova costruzione. Il traduttore, in virtù delle sue conoscenze linguistiche, si dedica alla raccolta di quei materiali e al loro trasporto in un nuovo posto. Da questo punto di vista la sua conoscenza delle regole di una lingua e le sue informazioni riguardo al vocabolario e all’origine delle parole corrispondono alla forza di braccia di cui dispone. Quanto maggiore sarà la conoscenza della lingua da cui intende tradurre, tanto più forte sarà la forza delle sue braccia. Ma nel lavoro di ricostruzione dell’edificio la forza fisica da sola non basta. Ce n’è bisogno fino al punto in cui è necessario trasportare i mattoni, le pietre e le maioliche azzurre, poi c’è bisogno della forza di rievocare le parole e ridare vita alla creazione con uno sguardo artistico. E in quel caso, seguendo il filo del nostro esempio, ci sarà bisogno di un architetto competente per rimettere insieme i pezzi dell’edificio armonicamente e con gusto estetico" (dall'articolo di Kadkani, traduzione e foto di Domenico Ingenito)

 

Nel principio, la traduzione. Lettura del Prologo di Giovanni.

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A partire da una lettura spaziale e non temporale dell'incipit: "Dentro al principio era la parola. E la parola era di fronte a Dio".

(foto di Domenico Ingenito, Iran)

 

Celan-Scholem. La critica al cabalismo scholemiano attraverso la riscrittura poetica

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Enrico Tatasciore, Celan-Scholem. La critica al cabalismo scholemiano attraverso la riscrittura poetica, Il Demone a vela, Napoli, 2006.
Incipit: Le poesie che si analizzeranno in questo lavoro costituiscono un gruppo di cinque testi composti da Celan a stretto contatto con un libro del filosofo e storico dell’ebraismo Gershom Scholem, Von der mystischen Gestalt der Gottheit. Studien zu Grundbegriffen der Gabbala,Napoli, 2006.

 

 

Tra Babele e Pentecoste: à partir des Tours de Babel de Jacques Derrida

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Des Tours de Babel di Jacques Derrida  apparentemente rispondendo al Compito del traduttore di Walter Benjamin,  si dà al lettore come prodotto – aperto e differente -  delle millenarie narrazioni intorno a Babele.
Proveremo ora a riattraversare una terra di mezzo che si apre tra la narrazione babelica di Benjamin e quella di Derrida, entrambe, come vedremo, testi di accoglienza e riproduzione di figure antichissime. Monolinguismo, lingua unica, logocentrismo; Plurilinguismo, dispersione, differenza, differimento del centro. I margini di questa terra di mezzo attraversano la scrittura della Genesi, ma anche il Corano e il Nuovo Testamento nella narrazione di Pentecoste. Costituiscono anche un perimetro entro il quale situare, l’uno a fronte dell’altro, il motivo babelico nell’opera di Franz Kafka e in quella di Jorge Luis Borges.

 

Note a Schneepart di Paul Celan. Questioni di traduzione lessicale.

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Come Atemwende, Schneepart costituisce un’importante cesura nell’opera di Celan. Tale cesura è espressa dal titolo, tramite l’inclusione in un compositum inedito di un sostantivo tanto ricorrente quanto problematico .  Punto di convergenza del lessico, il vocabolo Schnee si inscrive nel testo al di fuori di una funzione semiologica. Per questo motivo l’autorispecchiamento di Schneepart non consente alla parola alcuna esteriorità rispetto al corpus. Con Schneepart, Schnee diviene il termine con cui la poesia di Celan assume il carattere ulteriore di riformulazione interna, e nient’affatto metapoetica. Una versione ridotta di questo saggio è apparsa in Valentina Di Rosa, Giovanni la Guardia, Camilla Miglio (a cura di), Dello scrivere e del Tradurre, Napoli, Ed. Università l'Orientale, Il Torcoliere 2007.


 

Fortini traduttore di Kafka

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Commentando nelle Istruzioni per il “Romanzo da tre soldi” (1958) la ricerca drammaturgica di Brecht, Fortini istituiva una esplicita analogia fra gli obiettivi del teatro dello straniamento e la propria idea di traduzione: «L’importante è che lo spettatore sia messo in condizione di farsi traduttore; che dalla contemplazione di orbite apparenti e lontane egli tragga le leggi del suo proprio moto, e le pronunci per mutarle». Reinterpretava così lo stesso compito del traduttore in un senso a lui più congeniale, saltando a piè pari il falso dilemma fedeltà/infedeltà ed esaltando
invece l’arte necessaria della distanza, per riaffermare l’esercizio critico della poesia come esercizio critico della verità. Scelte di stile ovvero scelte di campo: discendono da questa impegnativa equivalenza anche le riflessioni di Fortini sulle ragioni dello scrivere dal punto di vista del tradurre, cui è dedicato un capitolo non secondario della sua attività letteraria

(Immagine: disegno di Franz Kafka)

 

 

Ein Landarzt di Kafka: lo spazio, la scrittura, la traduzione.

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La ricezione di Kafka lungo quasi un secolo di storia sembra aver indotto progressivamente un approccio alla sua opera sempre più distante da una osservazione circoscritta della sua narrazione. La decodificazione della scrittura sembra aver perso la sua centralità a vantaggio di riflessioni non sempre inerenti allo specifico letterario, da cui sembra discendere anche la convinzione di una sostanziale “intraducibilità” del codice kafkiano, accettata talora sotto forma di rinuncia.
Ma percorrendo la geografia di questo spazio narrativo, c’è tuttavia un modo per orientarsi: seguire i segnali concreti e oggettivi, le indicazioni fornite
dalla scrittura stessa.

(Immangine: disegno di Franz Kafka)

Traduzione comparata. Isaia I, 1-9: Lutero e Buber-Rosenzweig.

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Questo studio nasce nella più ampia cornice di un seminario diretto dal Prof. Riccardo Maisano, durante il quale studiosi e studenti si sono confrontati con un medesimo passo veterotestamentario e con le sue più diverse traduzioni (greco, latino, serbo, croato, romeno, tedesco, la versione di Qumran) nonchè con i principali commenti (da Giovanni Crisostomo a S. Girolamo ai commentatori slavi).
L'articolo qui riprodotto mette a confronto "l'assillo della chiarezza" che dirige l'approccio interpretativo e chiarificatore di Lutero e l'ermeneutica di ascolto del corpo sonoro del testo che informa di sé la traduzione novecentesca di Buber e Rosenzweig.
Cfr. Riccardo Maisano e Viviana Mangogna (a cura di), Seminario interdisciplinare sul libro del Profeta Isaia, Università di Napoli, L'Orientale (Il Torcoliere), Napoli 2007, ISBN 88-88980-18-0

Antonella Anedda su e da Ann Carson, sul tradurre letteratura. Una Mesopotamia interiore

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Una nuova, rimeditata versione del saggio di Antonella Anedda sul tradurre poesia e letteratura.
“Oh dad, it’s been hard.” E’ la frase che il poeta Mark Strand nel testo Traduzione, attribuisce al figlio di quattro anni intento a tradurre Palazzeschi. Anche noi, traducendo, ripetiamo come questo bambino: è stata dura. E’ dura anche scrivere della traduzione. Avanziamo storditi dalle possibilità. Inghiottiamo immagini, metafore: la testa del poeta mozzata sul piatto di Nabokov si sovrappone a quella di Caronte che trasporta morti.
Queste righe nascono dal desiderio di riflettere ancora e di nuovo sulla traduzione, come ripetizione, come richiesta ulteriore al testo, anche sulla spinta del pensiero che attraversa il recente libro di Camilla Miglio dedicato alla poesia e alle traduzioni di Paul Celan. (3). In ogni ripetizione infatti si nasconde una possibilità. Qualcosa sfugge in avanti, qualcosa risponde a chi ripete

L'Amleto di Heiner Müller

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 La storia della ricezione di Shakespeare in Germania è affascinante, esemplare, ma al tempo stesso molto particolare. È esemplare in quanto testimonia l’importanza che soprattutto in ambito romantico ha avuto la traduzione, ma è anche molto particolare in quanto raramente un autore non appartenente al canone antico (ovvero non facente parte dell’eredità classica greco-romana, riconosciuta come patrimonio culturale sopranazionale) è penetrato in maniera così significativa e soprattutto durevole nel sistema culturale di una nazione straniera. L’eredità culturale del poeta e drammaturgo inglese si è radicata in modo tanto profondo nell’identità culturale tedesca, da essere acquisita nel canone letterario di questa nazione, dove egli è appunto considerato il terzo grande classico accanto a Goethe e Schiller.